Oggi è Halloween, la festa delle streghe e colgo l'occasione per pubblicare un breve racconto scritto da Sergio L. Duma che secondo me ben si presta alla ricorrenza pagana.Leggete, atei senza dio. :-)Renato
di Sergio L. Duma
Ti faccio vedere il mio posto segreto, disse un mattino; è tranquillo e silenzioso e non ci disturberà nessuno. E ignorai gli avvertimenti degli altri. Pensavo solo a Miranda, al posto segreto, al fatto che la desideravo. Ma chi non la desiderava? Com’era possibile non volerla, con quei capelli ricci, lunghi e biondi, gli occhi azzurri e languidi, il viso dai lineamenti perfetti, benché minaccioso, a tratti, e il corpo da favola?
Certo, circolavano un sacco di voci sul suo conto. Non usciva con i ragazzi. Non aveva amiche. Anzi, tutti si tenevano a distanza da lei. Quando arrivava a scuola, però, emanava una corrente magnetica indefinibile che ti costringeva a fissarla, emozionandoti. Si sapeva solo che viveva insieme alla madre. Una bella donna, anche lei bionda, intimidente. Il padre non c’era. Forse è morto, si diceva; forse ha lasciato madre e figlia. Abitavano in periferia. Di tanto in tanto passavo davanti alla loro casa, spinto da un impulso irresistibile. Mi fermavo a fissare la facciata di quell’abitazione, non dissimile dalle altre, e di immaginare chissà quali cose incredibili al suo interno. Poi rincasavo, mi chiudevo in camera mia e mi masturbavo. E pensavo a Miranda.
Ma arrivò quel mattino. Lei si avvicinò, all’improvviso, e mi si parò davanti, spavalda, e mi sussurrò, con una voce melodiosa che mi fece rabbrividire: “Ti faccio vedere il mio posto segreto. E’ tranquillo e silenzioso e non ci disturberà nessuno.”
Arrossii e l’intera scolaresca mi guardò e, non appena Miranda si fu allontanata, senza neanche preoccuparsi di ricevere una risposta, tutti mi si fecero intorno, rivolgendomi un casino di domande.
I giorni si trascinarono nella tranquillità apparente. Esteriormente, ero il ragazzo calmo di sempre. Ma dentro, un fuoco insopportabile mi tormentava. Claudio, mio compagno di banco, nonché migliore amico, intuì ciò che stavo passando e mi disse, un pomeriggio, mentre, a casa sua, cercavamo di fare i compiti: “Lasciala perdere.”
“Cosa?”
“Mi hai capito.”
“Ma…”
“Quella è pericolosa. Lo dicono tutti.”
“E cos’è che direbbero?”
“Due mesi fa per poco non ha cavato un occhio a Stefano. Dice che, di punto in bianco, è impazzita e…”
“Stefano è uno stronzo e spara solo cazzate.”
“Può darsi. Però con le ragazze ci sa fare e non lo possiamo negare. Probabilmente ha esagerato con lei ma… insomma, Miranda è strana. Non lega con anima viva. Se ne sta sempre per conto suo.”
“E’ bella.”
“E chi dice il contrario? Guarda che se vorresti fartela non saresti mica da biasimare. Ma io, fossi in te, mi terrei a debita distanza.”
“Eppure…”
“Senti, se ti ha detto quella cosa non è matematico che sia sincera. Forse ti stava solo prendendo in giro.”
Non mi piacque quella frase. Claudio era in buona fede. Tuttavia, pensai: chi crede di essere? Pensa che una ragazza come Miranda non potrebbe interessarsi a me? Adesso glielo faccio vedere io…
E così, il giorno successivo, durante la ricreazione, andai in cerca di Miranda. La trovai in palestra che fumava, fregandosene di essere sorpresa da qualche professore, o peggio ancora, dal preside. Mi avvicinai, sforzandomi di ignorare il batticuore e, con un filo di voce, dissi: “Lo voglio vedere.”
Mi diede un’occhiata quasi distratta e, imperturbabile, mi chiese: “Cosa?”
“Il posto segreto” risposi.
“Oh, quello. Mmm… ho cambiato idea. Non sei all’altezza.”
Incurante delle conseguenze, mi innervosii e, trovando un coraggio che nemmeno sapevo di avere, dissi: “Scommetto che lo trovi divertente. Prima mi provochi e poi mi prendi in giro. E ti reputi in gamba. Be’, sei una stronza, ecco quello che sei!”
Smise di fumare. Osservò per un attimo la sigaretta, assorta, e, mio malgrado, fu un’impresa non tentare di baciarla. Poi, in una frazione di secondo, me la spense sul palmo della mano destra. Il bruciore fu terribile. Indietreggiai di qualche passo, senza, però, staccarle gli occhi di dosso; e lei, semplicemente, con un sorriso ammaliante e cattivo, disse: “E’ un posto caldo. Il mio posto segreto. Nessuno sa che ci vado.”
“Non capisco…”
“Lo so. La mia proposta era sincera. Non ti prendevo in giro. Quindi non offendermi più se non vuoi finire male.”
E aggiunse: “Ma magari finisci male lo stesso. Dipende da te. Chissà se sei disposto ad andare fino in fondo.”
“Lo sono” dissi.
“Va bene. Sei carino.”
“Come?”
“Sei carino, ti ripeto. E non mi fa schifo portare un ragazzino carino nel mio posto segreto. A tuo rischio e pericolo.”
“Ci sto.”
“D’accordo. Incontriamoci alle quattro. Nei pressi della statale nove. Se tardi anche solo di un minuto me ne vado e guai se mi rivolgi di nuovo la parola.”
E alle quattro meno dieci ero nei pressi della statale nove. Da lì ci si immetteva per andare fuori città. Era un tratto trafficato ma a quell’ora non c’erano tante macchine. Ci arrivai con il motorino e fu un miracolo perché ero davvero in ansia e avevo guidato come un sonnambulo. Lo ammetto: pensavo al sesso. Non ero ancora stato con nessuna e non vedevo l’ora di farlo. Una parte di me sperava che Miranda sarebbe stata la prima. Un’altra parte, più razionale, mi suggeriva di non farmi eccessive illusioni.
Alle quattro in punto arrivò con il suo motorino. Si accostò e disse: “Adesso seguimi. Non ci impiegheremo molto.”
Dopo meno di cinque minuti, ci trovammo in aperta campagna. Mi condusse in una specie di villino. Il sesto senso mi mise in guardia. Esteriormente, non c’era niente di preoccupante; eppure sentii che, potenzialmente, le cose diventavano eccitanti, sì, ma nello stesso tempo pericolose. Scesa dal motorino, sorridendo (e il sorriso mi parve spontaneo), disse: “Questo posto apparteneva a mio padre. Coraggio, entriamo.”
Obbedendo, le domandai: “Dov’è tuo padre?”
“Che ti importa?”
“Ma… io… chiedevo così… giusto per fare conversazione.”
“Io ci vengo spesso.”
“A fare che?”
“A giocare.”
Lo disse come se fosse la cosa più naturale del mondo. Aprì la porta, che non era chiusa a chiave, e vidi un salone ben arredato. E faceva caldo. Incominciai a sudare.
“Lo vuoi fare?” mi chiese, guardandomi con occhi assassini.
“Cosa?”
“Hai capito.”
“Io… sì.”
“Ci sono tanti parecchi modi, sai? Andiamo di sopra. Il mio posto segreto è là.”
E raggiungemmo una stanza. Mi aspettavo di vedere un letto e invece… invece c’era sua madre, in piedi, che mi osservava con uno sguardo che non prometteva niente di buono. I muri erano pieni di macchie. Mi fecero venire in mente il sangue. Sangue rappreso, per la precisione. Capii che la situazione stava per volgersi al peggio e dissi: “Signora… io… non intendevamo fare niente di male e…”
“Oggi è il giorno” sussurrò lei, freddamente.
Miranda si accese una sigaretta. E disse: “Te l’ho detto che è il mio posto segreto. Prima, a dire il vero, era della mamma. Ma adesso sono grande. Ho l’età giusta. Lei me lo ha regalato. Dopo che sono stata ufficialmente consacrata.”

Fece un paio di tiri, passò la sigaretta alla madre e si sbottonò la camicetta. Non portava il reggiseno. Le vidi le tette. Ma non furono quelle a sconvolgermi. Sopra il capezzolo sinistro, qualcuno le aveva inciso una stella a cinque punte rovesciata.
“E’ il giorno” ripeté sua madre, chinandosi in un angolo e afferrando qualcosa.
“Il giorno dei sacrifici” puntualizzò Miranda. “Anni fa è stato il turno di papà. Poi di altri. Adesso tocca a te. E poi toccherà pure a quell’idiota di Stefano, così impara a prendersi certe libertà. E’ così che funziona con le streghe. Giocano a modo loro. Nei posti segreti.”
Anche lei si chinò e prese un oggetto. Il caldo si accentuò. Avanzarono verso di me, i coltelli in pugno, e riuscirono a bloccarmi. Cercai inutilmente di divincolarmi. In verità, pensavo a Miranda. Alla sua bellezza. Al fatto che mi aveva ingannato e non mi importava. E al calore innaturale. Alla temperatura bollente del posto segreto.
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